Disastro a Hollywood
Pubblicato il 26.04.2009 - Recensioni Film
Stando alla prestigiosa rivista Vanity Fair Ben (Robert De Niro) è uno dei trenta produttori più potenti di Hollywood. Nella classifica dei più in vista, però, si scende e si sale a una velocità impressionante e, soprattutto, per motivi tanto futili da imbastirci l’intera commedia Disastro a Hollywood. Può dipendere dalle scelte artistiche e decisamente audaci di un regista che, non incontrando i gusti della massa, fanno scendere sul piede di guerra il produttore esecutivo; può dipendere dall’aspetto di Bruce Willis – proprio quello vero – che si presenta sul set fuori forma e con una barba da Talebano e che, pur di non tagliarsela, sfascia ogni cosa gli capiti a portata di mano e insulta chiunque gli passi vicino. La vita di Hollywood è così: esagerata e piena di eccessi, dominata da un menefreghismo che finisce per investire i rapporti umani non solo sul lavoro, ma anche in famiglia. La realtà è così grottesca da apparire pura finzione, come quando al funerale di un agente suicida la platea passa dalle lacrime alle risate grazie alle battute pronunciate dal divo di turno. In tutto questo, i miliardi vanno in fumo come se fossero finti. Purtroppo non lo sono, e risultano essere la sola cosa che conta.
Disastro a Hollywood è uno di quei film che piace senza lasciare troppo il segno. I momenti migliori sono quelli in cui attori del calibro di Bruce Willis e Sean Penn interpretano se stessi, soprattutto nelle scene in cui hanno a che fare con una leggenda del cinema come Robert De Niro, bravissimo a vestire i panni del produttore che deve sottostare ai loro sbalzi d’umore. Per il resto la storia scorre senza particolari colpi di scena, verso un finale che, in fin dei conti, risulta parecchio prevedibile. Alla fine si resta con un po’ di amaro in bocca: sapevamo già che Hollywood era frivola ed evanescente, e in questa pellicola ci si limita a ribadirlo, col sorriso sulle labbra.
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