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Segnali dal futuro

Pubblicato il 06.09.2009 - Recensioni Film

Il 2009 sarà annoverato tra gli annali della storia del cinema come l’anno dell’apocalisse. A precedere di qualche mese l’uscita nelle sale dell’attesissimo 2012 di Roland Emmerich, arriva infatti anche il film Segnali dal futuro. Negli anni ‘50, per festeggiare l’inaugurazione di una scuola, il preside decide di seppellire con una fastosa cerimonia una capsula del tempo, con all’interno i disegni degli alunni su come pensavano sarebbe stato il futuro. Cinquanta anni dopo la capsula viene aperta e il caso vuole che uno di questi messaggi arrivi a Caleb Koestler, figlio di John Koestler, professore di astrofisica del MIT (interpretato da Nicolas Cage). Il messaggio non contiene un disegno ma una serie di numeri che desteranno la curiosità dell’insegnante. Così in un crescendo di pathos, delle voci iniziano a bisbigliare nella mente del bambino, mentre il padre scopre che quei numeri indicano date e numero di morti di eventi passati e futuri. Comincia così un’emozionante ricerca da parte del professore per cercare di capire meglio cosa gli sia capitato fra le mani fino a tentare di cambiare il futuro rischiando più volte la sua stessa vita, mentre loschi figuri iniziano a pedinare lui e suo figlio senza rivelare le loro intenzioni.

Scritto dal romanziere Ryne Pearson, con Nicolas Cage come attore protagonista e diretto dal regista Alex Proyas, già famoso per Io Robot, Segnali dal futuro risulta da subito un film a metà strada fra la fantascienza e l’apocalisse divina, permeato da continue allusioni alla sfera teologica e con un occhio di riguardo alle teorie deterministiche secondo cui tutto esiste per uno scopo. Un film per certi versi dalla trama angosciante, dove si viene immersi in un mondo prossimo alla fine impossibile da evitare, senza la minima speranza di salvezza. Il lavoro fatto dal regista è encomiabile, soprattutto negli effetti speciali, a dir poco perfetti e che lasciano lo spettatore esterrefatto facendogli vivere forti emozioni: in alcuni momenti sembra di condividere con l’attore gli stessi sentimenti, sembra di entrare a far parte della scena, dall’ambientazione per certi versi molto simile a quella dei migliori film horror. Tuttavia il finale della trama risulta decisamente l’elemento debole del film, soprattutto per l’inserimento crescente di elementi teologici, se pur mischiati ad altri di fantascienza sempre più spettacolari, che uniti rendono la conclusione della storia quasi banale se non di cattivo gusto.

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